Pietre dell’ Incavallicata

Pietre dell’ Incavallicata – Monoliti in Calabria

La popolazione di Campana, piccolo comune del cosentino situato sulla Sila Grande, ha da sempre attribuito la conformazione dei Giganti alla forza levigatrice del vento.

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Raggiungere il sito è abbastanza semplice. Da Camigliatello Silano percorrendo la strada in direzione del Lago Cecita, oltrepassato il Centro Visite Cupone, basta imboccare la SP 255 e seguire le indicazioni verso Campana.  La statale anche se tortuosa, versa in buone condizioni e il transito risulta agevole con qualsiasi mezzo.

Pietre dell' Incavallicata

Pietre dell’ Incavallicata – ©Marcello Pitardi

Dopo qualche chilometro dal Centro Visite Cupone, il percorso si snoda nella  Foresta della Fossiata, uno dei boschi più affascinanti dell’intero altopiano silano.  Il luogo, negli anni passati, fu vivaio della forestale in cui  si sperimentava la germinazione di svariate piante che hanno reso questa foresta davvero affascinante.

In vista del paese, proprio a poche decine di metri dalla strada, i Giganti dell’Incavallicata ci colpiranno con la loro maestosità. Gli studi effettuati sulle sculture in pietra non ci riportano ad una data precisa, ma sicuramente il periodo si inserisce nella fase antecedente alla colonizzazione greca della Calabria.

I due grandi blocchi distano tra loro circa tre metri. La prima roccia, rappresenta un’elefante alto più di 5 metri. Se ne riconoscono gli occhi, la proboscide, le zanne e su entrambi i lati le gambe di un cavaliere che gli stava in groppa. L’altro colosso invece,  sembra rappresentare una sagoma umana, probabilmente un guerriero, di cui si conserva la parte inferiore.

L’architetto Domenico Canino è stato il primo ad interessarsi a questi megaliti.

Pietre dell' Incavallicata

Pietre dell’ Incavallicata – ©Marcello Pitardi

Egli è convinto che le due sculture possano risalire a circa 12 mila anni fa, e che entrambe siano dovute alla mano di uomini preistorici.  Ad avvalorare l’affascinante tesi del Canino, una scoperta sulle rive del vicino lago Cecita, di fossili  di elefante.

Nel 2017 gli archeologi della Soprintendenza, furono chiamati nel fondo privato dei Greco per verificare il ritrovamento di presunte armi longobarde.  Il lungo periodo di siccità che interessò la zona, fece diminuire di molto le acque del lago lasciando scoperta gran parte del fondale. Tra il fango, per millenni nascosto, i resti dell’antenato preistorico dell’Elephas Antiquus. 

Gli esami dei tecnici della Soprintendenza non hanno lasciato dubbi: il fondo del lago Cecita, per millenni è stato custode dei resti di questo meraviglioso esemplare di Elephas antiquus; con un’altezza di 4 metri al garrese e le zanne leggermente arcuate lunghe circa tre metri. Caratteristiche tipiche della specie che abitò l’Europa 700 mila anni fa, e che con molta probabilità ispirò uomini primitivi ad edificare i Giganti di pietra.

A contrastare gli studi dell’architetto Canino, l’ipotesi dello studioso di  criptozoologia Lorenzo Rossi. Secondo lo studioso, all’epoca della presunta realizzazione dei monoliti di Campana, gli Elephas antiquus erano estinti da diversi millenni, ragion per cui gli uomini preistorici non avrebbero potuto avere un modello da scolpire.

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Se l’ipotesi avvalorata da Canino fosse vera, ci troviamo davanti ad oggetti unici in Europa. Infatti per trovare megaliti zoomorfi o antropomorfi scolpiti da esseri umani, bisognerebbe recarsi in Egitto o in Turchia.

Mistero o suggestione, la diatriba tra i due studiosi lascia aperti tanti argomenti di discussione, quel che è certo però è che la vista ai Giganti dell’Incavallicata  sarà per tutti un momento di grandi emozioni.

 

Photographer: Marcello Pitardi

Tutte le foto sono di proprietà di © Marcello Pitardi

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